30 giorni in più per inviare “l’impronta” dei documenti tributari
Spostata al primo marzo la comunicazione relativa alla conservazione sostitutiva. Il rinvio chiesto ed ottenuto dal Consiglio nazionale

Trenta giorni in più per inviare “l’impronta” dei documenti tributari. La proroga, con la quale si fissa il nuovo termine al 1 marzo, è stata concessa oggi dall’Agenzia delle Entrate, dopo che, nella giornata di ieri, il Consiglio nazionale dei commercialisti aveva segnalato alcune difficoltà tecniche nell’invio.

“In sede di prima applicazione della norma – spiega il consigliere nazionale delegato all’informatica, Claudio Bodini - le impronte da trasmettere sono praticamente tutte quelle generate dall’anno 2004, primo anno di applicazione della normativa. Nella spedizione delle impronte all’Agenzia delle Entrate è emerso che alcuni certificati di emissione delle marche temporali emesse da alcune autorità di certificazione negli anni 2004-2007 vengono scartati dal software di trasmissione dell’agenzia delle Entrate per problemi meramente tecnici, indipendenti dalla volontà del contribuente o dell’intermediario. Per questo motivo ieri ci siamo attivati per ottenere la proroga dei termini concessa oggi dalle Entrate. Ora ci auguriamo che i problemi da noi segnalati ieri siano al più presto risolti”.

Resta comunque critico il giudizio del Consiglio nazionale sull’obbligatorietà dell’invio. Nei giorni scorsi, Bodini aveva giudicato la scadenza del 31 gennaio “un adempimento inutilmente vessatorio per contribuenti e intermediari, che può generare una discriminazione tra quanti hanno meritoriamente optato per questo sistema di conservazione, tenuti ora obbligatoriamente alla trasmissione, e quanti hanno preferito continuare a conservare i propri documenti fiscali in formato cartaceo, per i quali l’obbligo di trasmissione non sussiste”. “La conservazione sostitutiva, firmata digitalmente e con marcatura temporale – aveva sottolineato Bodini - e già una certificazione di veridicità e di immodificabilità giuridicamente sufficiente. Il suo invio alle Entrate è quindi un atto sostanzialmente inutile, che comporta costi e lavoro aggiuntivo per gli studi dei professionisti e per le imprese”.

 

 

Condividi su:      

© Copyright 2010  CNDCEC  - Piazza della Repubblica n. 59 - 00185 Roma - CF e P.Iva 09758941000 Tutti i diritti riservati Note legali  - Privacy
info@commercialisti.it  | consiglio.nazionale@pec.commercialisti.it  | credits