Manovra, le perplessità dei commercialisti
Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale di categoria, interviene su split payment, chiusura delle liti pendenti e modifiche all’ACE. Senza dimenticare la necessità di un intervento sul trattamento delle rimanenze delle imprese minori

Pur consapevole delle necessità di bilancio che hanno indotto il Governo alla correzione dei conti per il 2017, il Consiglio nazionale dei commercialisti, ad una prima lettura delle anticipazioni sui contenuti della manovra, esprime qualche preoccupazione per alcune misure che rischiano di essere troppo penalizzanti e non in linea con le stesse esigenze di recupero delle coperture che ispirano il decreto.

Innanzitutto,
l’estensione dello split payment ai professionisti. “All’epoca dell’introduzione di tale meccanismo”, afferma il presidente Massimo Miani, “i professionisti furono esclusi dalla sua applicazione, essendo già soggetti a ritenuta all’atto dell’incasso delle fatture. Non vi sono quindi motivi per non confermare detta esclusione anche ora che lo split viene esteso alle operazioni nei confronti delle società pubbliche e delle quotate. Anche il professionista che opera nei confronti di questi ultimi soggetti, infatti, subisce la ritenuta, per cui il mancato incasso dell’IVA finisce per duplicare il prelievo sulla medesima fattura”.

Altro tema caldo riguarda la chiusura delle liti pendenti che, sempre secondo il presidente Miani, “se da un lato riconosce il diritto alla definizione anche ai contribuenti che, pur avendo fatto ricorso, non avevano a fine 2016 carichi affidati all’agente della riscossione (o l’affidamento era soltanto parziale), dall’altro rischia di introdurre ingiustificate disparità. Se, come sembra, il costo della definizione è indipendente dall’esito del giudizio eventualmente intervenuto, restando comunque dovuti per intero imposte e interessi di dilazione (con lo sgravio di sanzioni ed interessi moratori), è evidente che risulterebbero penalizzati i contribuenti che hanno ottenuto un giudizio favorevole. In tal modo, si agevolerebbe colui che non ha possibilità di successo in contenzioso e si penalizzerebbe invece il contribuente a cui il giudice ha già riconosciuto le proprie ragioni. Si potrebbe, quindi, riproporre lo stesso meccanismo previsto dalle precedenti versioni dell’istituto, differenziando la misura delle imposte da pagare a seconda dell’esito dell’eventuale giudizio intervenuto”.

A preoccupare i commercialisti sono anche
le modifiche all’ACE. “Ciò che ci preoccupa maggiormente”, continua Miani, “è che il meccanismo agevolativo non diventi troppo complesso, scoraggiandone l’utilizzo. Oltre alle novità in arrivo con la manovra correttiva, occorre al più presto definire l’impatto sulla disciplina ACE delle nuove norme di redazione del bilancio. Sarebbe utile avere quanto prima un quadro più chiaro della situazione che faciliterebbe molto il compito sia alle imprese utilizzatrici che a noi professionisti”.

Infine, dai commercialisti arriva un monito. “Rimane purtroppo aperto”, conclude il presidente del CNDCEC, “l’importante tema che riguarda le criticità relative al
trattamento delle rimanenze per le imprese in contabilità semplificata. Pur essendo a conoscenza delle intenzioni del Governo di intervenire in tempi brevi, ribadiamo l’estrema urgenza di una soluzione del problema per restituire un quadro di maggiore certezza alle imprese interessate”.

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