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Carfagna: valorizzare il capitale femminile
La legge anti stalking è una battaglia vinta. Quella in corso è per assicurare alle donne pari possibilità di carriera
di Amedeo Sacrestano
 

In cosa consiste esattamente l’attività del Ministro per le Pari opportunità?

Nel rimuovere tutte quelle barriere e discriminazioni che impediscono pari opportunità di accesso e trattamento nel luogo di lavoro, nella società, senza distinzione di genere, di origine etnica, di orientamento sessuale, credo religioso, disabilità. Con un occhio di riguardo, per quanto mi riguarda, alla tutela e alla valorizzazione del mondo femminile e dell’infanzia. Ecco, posso sintetizzare così il senso del mio mandato.

 

Quali ritiene essere le iniziative di maggiore rilevanza sviluppate dal Suo dicastero ultimamente?

Da subito abbiamo puntato a spezzare la spirale di violenza che colpisce maggiormente donne e bambini. E quindi, oltre all’introduzione delle aggravanti per i casi di violenza sessuale e l’eliminazione di tutti i benefici come gli arresti domiciliari per gli stupratori, abbiamo introdotto il reato di stalking nel Codice penale. Passo decisivo, questo, nel contrasto alla violenza se pensiamo che anni di molestie e persecuzioni hanno fatto da anticamera a ben il 40% di stupri od omicidi. A pochi mesi dall’entrata in vigore della legge, sono più di 2000 gli stalkers assicurati alla giustizia. Altro dato positivo è un calo dell’8% dei casi di abusi sessuali negli ultimi 14 mesi. Abbiamo istituito poi la figura del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza e, anche grazie alle politiche volte al contrasto delle mutilazioni genitali femminili, l’Italia è ora uno dei Paesi maggiormente attento alla tutela dell’infanzia nello scenario europeo. La prossima sfida da vincere, ora, è permettere alle donne non solo pari opportunità di accesso al mondo del lavoro, ma garantire pari possibilità di carriera con i colleghi uomini.

 

A Suo avviso, nel nostro Paese vi sono minori o maggiori difficoltà a sviluppare pari opportunità rispetto al resto d’Europa? Vi sono differenze d’approccio e di cultura tra il Nord e il Sud del Paese?

A livello europeo la nostra situazione non è peggiore di altri Paesi. La differenza salariale tra uomini e donne, ad esempio, è molto meno marcata che in Gran Bretagna dove recenti statistiche ci mostrano dati scioccanti: lì le donne che lavorano nel settore finanziario guadagnano cinque volte in meno rispetto agli uomini. Da noi, secondo le ultime stime, il gap differenziale è del 2%. Recentemente, questo Governo ha poi recepito la direttiva dell’Unione Europea 54 del 2006 in base alla quale il datore di lavoro che discrimina una donna nell’avanzamento di carriera, magari per la maternità, o nel periodo di reinserimento dopo la pausa per maternità, rischia un’ammenda fino a 50.000 euro e fino ad un anno di reclusione. Poi, è vero, c’è bisogno di un’inversione di tendenza che colmi il divario tra Nord e Sud in termini di occupazione femminile. Per questo stiamo intervenendo, perché valorizzando il capitale femminile aumenti, poi, la produttività del Paese.

 

Allora, per una donna che lavora (o che intende farlo), in cosa consiste sviluppare concrete politiche di pari opportunità?

Nel permettere alle donne di non dover più scegliere tra carriera e famiglia. Abbiamo ottenuto un fondo di 40 milioni di euro che investiremo in voucher familiari e, coinvolgendo gli enti locali, nell’istituzione di albi comunali di tagesmutter, le baby sitter di condominio, che permetteranno alle famiglie di avvalersi di personale esperto per la cura dei piccoli. Va poi finanziata e implementata l’offerta degli asili nido, anche aziendali. Insomma, vogliamo che le mamme si sentano meno sole, più aiutate, anche tutelate.  

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N. 10 - Ottobre 2009
 
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